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  • Enrico Bortoluzzi Architetto

Quali passi seguire per costruire un edificio veramente ecosostenibile.



Innanzitutto va premesso che quando parliamo di edifici sostenibili ci riferiamo ad edifici che siano sostenibili energeticamente, economicamente, socialmente e quindi in linea con le principali linee guida delle numerose certificazioni di sostenibilità ambientale non solo al momento della costruzione, ma per tutto il loro ciclo di vita.

Questa metodologia di classificazione si può applicare sia per le nuove costruzioni che per il recupero del patrimonio esistente. Detto questo, analizziamo le macroaree su cui focalizzare l’attenzione in fase di progettazione, che sono:

1. rapporto col territorio

2. materiali utilizzati

3. fabbisogno energetico

4. fabbisogno idrico

5. salubrità degli ambienti

1. RAPPORTO COL TERRITORIO

La scelta della collocazione e dello sviluppo dell’intervento è interconnessa con una serie di fattori, il primo dei quali è l’attenzione verso il consumo di suolo, specialmente se agricolo. La totalità dei meccanismi di verifica del grado di sostenibilità penalizza gli interventi che prevedono l’urbanizzazione di aree verdi, premiando invece il riutilizzo di spazi già urbanizzati, meglio se dotati di servizi che rendano meno impattante la vita in quel luogo (possibilità di fruizione di automezzi, raccolta differenziata, creazione di infrastrutture che favoriscano l’uso di mezzi ecologici). Alcuni di questi punti ovviamente non dipendono dal progetto singolo ma dalle dotazioni collettive e portano quindi ad una maggiore sensibilizzazione verso la cosa comune.

2. MATERIALI UTILIZZATI

Forse uno degli aspetti più complessi è quello legato alla scelta dei materiali da utilizzare per la costruzione dell’edificio, poiché questa macroarea comprende al suo interno una serie di suddivisioni strettamente interconnesse tra loro ma di non semplice interazione. Infatti il primo punto è quello dell’utilizzo di materiali a basso contenuto di energia grigia, ovvero dell’energia che si calcola essere stata necessaria per la lavorazione di un determinato materiale (ci sono dati tabellari per quasi tutti i materiali). Tuttavia come abbiamo detto la considerazione va effettuata per tutto il ciclo di vita dell’immobile, per cui va sempre valutato che materiali altamente energivori in partenza, nell’arco della loro permanenza in opera recuperino quell’energia consumata generando ad esempio dei risparmi energetici (pensiamo ai materiali isolanti) o durando molto di più di un altro materiale, evitando sprechi.

Altro punto, ma come evidente estremamente collegato, è l’utilizzo di materiali riciclati e la la loro successiva nuova riciclabilità una volta giunti a fine vita. Qui il discorso può complicarsi molto, per fortuna vengono in aiuto dei progettisti le sempre più diffuse dichiarazioni e certificazioni dei produttori riguardo la presenza di materiali da riciclo ed il grado di riciclabilità del materiale.

Devono poi essere privilegiati materiali provenienti da filiere locali, la cui produzione abbia richiesto quindi ridotta movimentazione di merci e viene valutato positivamente anche l’utilizzo di legname, perché rappresenta un attivo in termine di CO2: se l’albero non brucia e non marcisce, la CO2 che ha assorbito nella vita non viene reimessa in ambiente.

3. FABBISOGNO ENERGETICO

Strettamente collegato con il punto precedete, rappresenta una questione tutto sommato più semplice: bisogna consumare meno energia possibile, senza scomodare soluzioni costruttive ed impiantistiche da fantascienza, poiché l’obiettivo di economicità deve essere sempre tenuto presente.

Ecco quindi che si applicheranno tutte quelle tecniche di bioclimatica di cui spesso abbiamo parlato, con la massima attenzione al corretto orientamento e soleggiamento dei locali, l’uso di illuminazione naturale, l’utilizzo di pacchetti coibenti idonei, la soluzione dei ponti termici, il raffrescamento naturale, l’attenzione agli effetti isola di calore.

Ecco quindi che si creano dei bivi, delle scelte che precludono altre scelte: se ho scelto di costruire in legno per ridurre l’energia necessaria alla costruzione, molto probabilmente perderò qualcosa dal punto di vista della prestazione energetica estiva del fabbricato, avendo scarsa inerzia termica della struttura rispetto ad una muratura in laterizio. Tutto è concatenato ed ogni caso deve essere valutato a se!

Anche per quanto riguarda gli impianti, vale sempre il principio di non strafare: investire sull’involucro e realizzare così sistemi semplici, non sovradimensionati e concepiti puntando anche ad una facilità di controllo e manutenzione perché un sistema complesso crea sempre sprechi nella sua laboriosa gestione.

In questo aiuta senz’altro un sistema di domotica, ma non può fare miracoli ed è economicamente conveniente solo se può incidere veramente sulla regolazione del rapporto utenza-impianto-involucro.

4. FABBISOGNO IDRICO

L’acqua è un bene estremamente prezioso di cui molte volte sottostimiamo l’importanza, per questo un intero paragrafo va destinato ai sistemi di controllo dell’utilizzo e del riutilizzo dell’acqua. Ci sono vari sistemi di risparmio idrico, alcuni legati al non-spreco ed alcuni al riutilizzo. I più semplici controlli del consumo sono rubinetti e soffioni a getto controllato, che fanno uscire quantità d’acqua regolate come sufficienti all’uso e non superiori, oppure vaschette con doppia pulsantiera. Nella sfera del riutilizzo rientrano tutti quegli espedienti come la raccolta ed il filtraggio dell’acqua piovana per essere riusata in usi non potabili, come innaffiature, sciacquoni etc. In alcuni casi, con sistemi di depurazione naturale chiamati fitodepuratori e che vanno accuratamente dimensionati, si arriva persino alla totale depurazione anche delle acque nere!

5. SALUBRITA’ DEGLI AMBIENTI

Altro punto che è in larga parte determinato dal capitolo sui materiali è quello della salubrità degli ambienti. Qui l’attenzione deve essere focalizzata sulle schede tecniche dei materiali e dei prodotti come pitture, mobili e tessuti: infatti spesso questi attraverso la scomposizione e l’evaporazione di collanti, vernici e coloranti liberano in ambiente sostanze tossiche per l’uomo -la più comune è la formaldeide ma esiste un ampio spettro di sostanze- ed influiscono sulla qualità della vita, fino a generare vere e proprie patologie. Una volta assicuratisi di non aver messo in casa delle “bombe chimiche”, si deve intervenire per contrastare la comunque inevitabile presenza di un minimo di queste sostanze e di altri prodotti della vita domestica (es. combustione del gas, CO2 espirata, evaporazione di detersivi) con l’utilizzo di sistemi di ventilazione controllata dotata di appositi filtri e, perché no, con l’utilizzo di piante cattura-tossine.

Certo la lista di attenzioni è lunga e la questione può sembrare complicata, ma l’esperienza ci ha insegnato che con una buona progettazione da parte di tecnici formati ed esperti una casa sostenibile, economica e sana sia davvero alla portata di tutti: se coccoli la tua casa, la tua casa ti coccolerà!​

Enrico Bortoluzzi

architetto - Belluno


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